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Dal volume N° 67

Oliate bene il vostro valore: Monini al Best Value Award 2020

 

SPECIALE “IMPRESE DI VALORE” - BEST VALUE AWARD 2020: UMBRIA
V+ INTERVISTA ZEFFERINO MONINI, PRESIDENTE E AD MONINI SPA

Nell’anno in cui Monini festeggia il secolo di attività, l’azienda di Spoleto (Perugia), leader nella produzione di olio extravergine d’oliva, è sul podio fra le aziende dell’Umbria premiate al Best Value Award 2020 di Imprenditore Smart® nella creazione di valore (incremento del 59,5% nel 2019 rispetto al 2018).
Un successo frutto di una evoluzione continua negli anni: l’introduzione delle bottiglie di vetro, la logistica di prossimità per migliorare la distribuzione, le prime pubblicità in televisione, lo sbarco all’estero non solo per vendere prodotti come conferma la realizzazione di un moderno Oliveto in Australia.

Presidente Monini: cosa rappresentano per l'azienda e per la sua famiglia questi primi 100 anni di vita?
Un traguardo importante all’interno di un percorso fatto in staffetta, che ha visto protagoniste tre generazioni della nostra famiglia. Esserci dopo cento anni vuol dire che la squadra sta lavorando bene, che il testimone non è caduto, che è stato trasferito. L’augurio è che anche la quarta generazione in azienda riceva questo testimone in maniera corretta e continui la corsa per andare avanti.

La produzione di EVO ha concorrenti feroci per l’Italia, in particolare in Spagna. Come si riesce a rimanere relativamente piccoli e orgogliosamente italiani di fronte a una possibile invasione di produttori esteri?
Ciò che ci ha aiutato a resistere e dare forza alla nostra marca su un mercato così competitivo è stata la passione per il prodotto. Con l’olio extravergine di oliva (EVO) si parla di un prodotto che nasce da un impegno artigianale: che uno ne faccia un litro o ne faccia cento milioni. Vale per le grandi e le piccole dimensioni di un’azienda.

Artigianalità che vi siete trasferiti…
Penso, ad esempio, alla competenza per la materia prima. È genetica: tutti noi abbiamo questa passione per l'assaggio. Non siamo mai stati industriali. La famiglia Monini, mio nonno soprattutto, del quale mi onoro di portare il nome, ha avuto la volontà e il coraggio di percorrere questa strada, da grande assaggiatore qual era. È stato lui a credere che questa sua passione per la qualità dell’olio potesse avere uno sbocco futuro. E oggi raccogliamo i frutti del suo impegno.

L'esperienza di Monini insegna anche che qualità e quantità, con delle regole, possono convivere.
È un lavoro difficilissimo: qualità in quantità si può fare anche se qualche volta si deroga in direzione di quest’ultima. Fare olio molto buono in piccole quantità è molto più facile che fare olio buono in grandissime quantità. È per questa ragione che l'artigianalità è fondamentale e indispensabile: se si vuol fare un lavoro nelle quantità fatto in qualità si dev’essere artigiani, con una visione molto aperta.

Poco più di vent'anni fa in un'ottica di crescita la famiglia cedette il 35% a Star. Dopo circa 14 anni di convivenza l'azienda è rientrata in vostro possesso al 100%. Che esperienza è stata?
Nel settore agricolo ci sono stati degli outsider, che hanno approfittato di alcuni momenti favorevoli usando comportamenti meno etici. Mi riferisco, in particolare, agli aiuti comunitari che purtroppo hanno generato una grande deviazione dei mercati, tanto quello del grano che quello dell'olio di oliva. Negli anni ‘80 abbiamo sofferto terribilmente per via di aiuti comunitari che per una larga quantità sono stati appannaggio di operatori che ci hanno costruito sopra delle frodi. In quegli anni la nostra azienda ha avuto 7-8 anni di grandi perdite e ci trovammo costretti a trovare un socio esterno che ci aiutasse. Abbiamo avuto la fortuna di trovare un grande imprenditore che aveva saputo strutturare un'azienda rimasta di famiglia ma managerializzata: lo scelsi, delegato da mio padre e da mio zio, perché partecipasse con una quota di minoranza.

Una scelta fortunata?
Trovammo nella famiglia Fossati e in Danilo Fossati, che aveva l’età di mio padre, un socio imprenditore che, mettendoci a disposizione tanta competenza e poi le risorse umane che aveva vicino, ci ha aiutato - anche nel nostro passaggio dalla seconda alla terza generazione, strutturando l'azienda. È stato un percorso molto bello e condiviso, che stava proseguendo con il figlio Luca, che purtroppo, nel 2001, morì nel tragico incidente di Linate. E con la morte di Luca è finito anche questo viaggio idilliaco, perché questo è stato condividere con un socio esterno un percorso lungo 14 anni di crescita, di soddisfazioni e di condivisioni, seppur loro fossero decisamente più industriali di noi.

Ritorna il concetto di artigianalità?
Anche loro hanno avuto l'intelligenza di capire che l'uomo e la materia prima facevano la differenza e proprio per questo mi hanno lasciato lavorare. Siamo contenti di aver navigato bene in quegli anni, che hanno portato tutti i benefici migliori alla nostra azienda. Ma siamo anche contenti delle scelte del 2002, perché abbiamo potuto continuare a navigare sempre percorrendo la stessa rotta.

La famiglia torna sempre nei suoi ragionamenti…
La famiglia deve essere il primo specchio dell'azienda, ma inevitabilmente, quando un'azienda comincia avere dimensioni importanti, deve essere ben coadiuvata dai collaboratori, che poi diventano fondamentali.
Tutte le aziende che crescono devono inevitabilmente strutturarsi e delegare a manager, purché non sia di breve periodo perché perderebbe di vista gli obiettivi da raggiungere avendo la testa su altre possibili avventure. Come famiglia siamo stati fortunati: abbiamo dato mission e vision chiare, non le abbiamo mai abbandonate e abbiamo trovato collaboratori, ognuno dei quali ha messo a disposizione le proprie competenze per il bene finale.

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La classifica generale? Eccola


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